Da una fotografia di Linda de’ Nobili – Gabriele Agostini

Agosto 2017, ore 18.39 Gaza – photo by Linda de’ Nobili

squarcio s. m. [der. di squarciare]. – 1. Larga lacerazione, apertura o fenditura: fare, produrre uno s. …

Quando mi è capitato di avere tra le mani questa bellissima e drammatica fotografia, non ho potuto fare a meno di riandare con la memoria ad un articolo che lessi molti anni or sono che trattava degli squarci operati sulla tela dall’artista Lucio fontana nel lontano 1949. Alla memoria si è aggiunta subito un’altra data il 1948, data di proclamazione della nascita dello stato di Israele.

Curiosa associazione mentale, questa, alla luce di quanto dichiarato dal pittore relativamente al suo operare e procedere “…è l’infinito, e allora buco questa tela, che era alla base di tutte le arti, ed ecco che ho creato una dimensione infinita, un buco che per me è alla base di tutta l’arte contemporanea, per chi la vuol capire. Sennò continua a dire che l’è un bus e ciao…”.

Altra emersione dalla memoria è una affermazione contenuta nel romanzo di Milan Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”: “La domanda è come un coltello che squarcia la tela di un fondale dipinto per permetterci di dare un’occhiata a ciò che si nasconde dietro”. Ancora una volta si afferma l’idea dello squarcio come esercizio necessario al disvelamento della realtà, alla ricerca dell’altrove, come pratica di incontro con l’infinito, per la pienezza dell’essere.

Le domande poste dalle fotografie di Linda sono molte e tutte dal sapore amaro, drammaticamente amaro, come lo è la storia di moltitudini di esseri umani in molte aree del mondo. La sua visione che si insinua tra gli squarci di queste stoffe, nelle pieghe della storia, cerca la vita degli uomini, la loro memoria, la speranza, i loro amori, e la trova, la vita, tra le anime ferite e protese nella spasmodica e disperata ricerca di una apparente normalità.

Gabriele Agostini

La battaglia
La luce del mattino
Rivela, annuncia
Oh terra, la speranza non è vana
Ogni giorno rinasce
E il sogno è il luogo della creazione

Soffia, lontano, un vento agreste
Portando un altro desiderio senza ritorno

Sotto il cielo grigio, la terra secca
Come secco è il sangue che la macchiò
Dei corpi che caddero, resta l’oblio
In coloro la cui ragione li ha mietuti

In coloro che diedero loro la vita, il dolore immenso
Il gesto muto che già non ottiene più nulla
È il vuoto ora, l’unica presenza, e per sempre
Il calore dell’abbraccio, un ricordo

Io posso dire no a “uccidere o morire”
La mia direzione è essere
Ho la mia volontà
Esercito la libertà
Basterebbe cominciare
E ciascuno sarebbe uno in più
A difendere la vita
T.S.

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