Praga photo 2019| I vincitori della call for entry

Anche quest’anno vincono due progetti: totalmente diversi e per questa ragione indispensabili entrambi.

RINASCITE (2013-2017)

di Olmo Amato

L’idea di “Rinascite” è nata da un viaggio in Nord Europa, fatto nell’estate del 2013 per allontanarmi dal caos e dalla frenesia metropolitana. Per giorni mi sono trovato a percorrere luoghi incontaminati col sole sempre all’orizzonte e, man mano che procedevo verso nord, le tracce dell’uomo svanivano e la percezione del tempo cambiava. All’inizio non avevo un’idea chiara del progetto: mi lasciavo guidare da quegli ambienti e cullare dalla sensazione di un mondo sospeso. Ho iniziato così a raccogliere fotografie di paesaggi fatte durante i miei viaggi in Italia ed Europa. La cosa strana era che durante lo scatto, ma anche riguardando le foto in seguito, avevo sempre la sensazione che le mie immagini fossero incomplete.

Sentivo che i paesaggi che fotografavo mi nascondevano qualcosa, era come se quei luoghi chiedessero una sorta di presenza umana che, per qualche ragione, mi era stata impossibile fotografare in quel momento.

Dopo aver scoperto gli archivi fotografici storici del Library of Congress, affascinato da quelle immagini cristallizzate nel tempo, decisi di realizzare una serie di fotomontaggi provando a inserire digitalmente figure provenienti dal passato. Del tutto inaspettatamente, mi sono ritrovato a riportare in vita persone del secolo scorso come potrebbe fare una macchina del tempo. In questa dimensione altra, i luoghi hanno però conferito a quelle persone una nuova vita, diversa da quella precedente.

In Rinascite, la natura misteriosa di paesaggi mi stimolato a creare una sorta di bolla virtuale dove il digitale e l’analogico si potessero fondere, dove il passato e il presente si mescolassero senza svelare storie e pensieri di quella gente. Quei personaggi vissuti in un tempo lontano, senza nemmeno chiedersi il perché, si ritrovano così a vagare un un limbo eterno, unici testimoni del mistero celato da quei luoghi.

orso come potrebbe fare una macchina del tempo. In questa dimensione altra, i luoghi hanno però conferito a quelle persone una nuova vita, diversa da quella precedente.

In Rinascite, la natura misteriosa di paesaggi mi stimolato a creare una sorta di bolla virtuale dove il digitale e l’analogico si potessero fondere, dove il passato e il presente si mescolassero senza svelare storie e pensieri di quella gente. Quei personaggi vissuti in un tempo lontano, senza nemmeno chiedersi il perché, si ritrovano così a vagare un un limbo eterno, unici testimoni del mistero celato da quei luoghi.

Biografia

Olmo Amato si laurea in neurobiologia all’Università La Sapienza di Roma. Parallelamente agli studi universitari, si dedica alla fotografia e alla sperimentazione di tecniche di manipolazione digitale. Fotografo e filmmaker, si occupa di stampa fine art, post-produzione e didattica. Dal 2010 a oggi ha realizzato diversi progetti fotografici personali, nei suoi lavori, prevalentemente in bianco e nero, integra foto d’epoca a scatti da lui stesso realizzati durante suoi viaggi. I suoi lavori fotografici sono selezionati ed esposti in festival, gallerie e fiere d’arte contemporanea. Vincitore del premio Setup 2018 come miglior artista under 35, del Premio MalamegiLab 2018 e del premio fotografico Tiziano Campolmi 2019.

Nel 2015, insieme a Samuele Sestieri, ha scritto e diretto il film “I Racconti dell’Orso”, selezionato in concorso al 33° Torino Film Festival al Rotterdam International Film Festival 2016 e numerosi altri festival italiani ed internazionali.

EXTRA (Testo Curatoriale)

Altrove, ma comunque presenti

Testo di Nour Melehi

Nella certezza di osservare immagini della contemporaneità, si rimane disorientati di fronte alle fotografie di Olmo Amato, come davanti a una scena verosimile di cui però sembra sfuggirci un dettaglio. Pian piano appare evidente che mentre i paesaggi colpiscono per loro vastità e integrità, segno che ci troviamo a ben altre latitudini, sono i soggetti ritratti il punctum – per dirla con Barthes – in grado di suscitare un lieve senso di smarrimento. Vi è qualcosa di insolito nei gesti e nelle vesti, tale da suggerire l’ipotesi di appartenere, noi e loro, a epoche diverse.

All’origine vi è un viaggio on the road, da Helsinki a Capo Nord attraverso luoghi incontaminati e disertati dall’uomo, il sole fisso all’orizzonte, l’atmosfera rarefatta ai limiti del reale. L’annullamento delle consuete coordinate di tempo e spazio si traduce in una serie di scatti in cui l’autore cerca “la discrepanza temporale, una sorta di qui e ora esteso nel tempo, come se l’istante fosse sostituito da un tempo dilatato”.

In quei silenzi nordici, personaggi fin de siècle – tratti da prezioso materiale documentario di primo Novecento, digitalizzato e reso pubblico dalla Library of Congress di Washington – sostano come memorie impresse nei luoghi, in un esperimento di bricolage dal sapore metafisico. “La presenza umana, nei miei scatti, è ridotta a traccia, residuo, testimonianza di un mondo che non esiste più. Considero l’immagine alla stregua di un campo di forze che attira necessariamente delle presenze”, afferma Olmo Amato, il cui spirito ludico alimenta un senso di ironia presente in certe immagini di per sé surreali. Sospesi, congelati in uno still frame di carattere cinematografico, non sappiamo cosa è successo prima e cosa accadrà dopo. Ma il fine non sta nel ricostruire le storie dei personaggi, quanto nel permettere a delle vite passate di smarrirsi in questo limbo. “La loro non è una resurrezione ma una rinascita”.

 

Rinascite è l’incontro di elementi apparentemente distanti tra loro, che l’autore va armonizzando con tecnica e precisione quasi scientifica all’interno di una sua personale poetica. La ricerca di un equilibrio chiama a sé il concetto di momento decisivo. Nel nostro caso il clic tanto atteso non proviene dallo scatto dell’otturatore ma si ha nel momento in cui ogni singola componente dell’immagine – sfondo, tipologia del personaggio, posa, luce, ombra – trova il suo giusto collocamento, come in un gioco di incastri, all’interno di un quadro significativo per chi osserva. Ed è qui che l’opera pare sfuggire al suo creatore manifestando la propria natura alchemica; nella ritrovata corporeità i protagonisti di Rinascite si apprestano a rivelarci qualcosa.

 

Può accadere che si provi un sentimento di appartenenza di fronte a queste immagini, suscettibili di risvegliare parti profonde di noi stessi. Come un breviario del pensiero simbolico, Rinascite dispiega un repertorio di scritture fantastiche. Luoghi metaforici come la foresta, la grotta, il cielo, evocano un raccoglimento che prelude a viaggi interiori.

La foresta si fa recinto sacro, bois sacré, rifugio temporaneo per anime in mutamento. Le figure ritratte in questo templum eretto dalla natura appaiono raccolte nel proprio mondo emotivo, in attesa – chissà? – di un incontro magico, forse iniziatico, come fu per la celebre Alice di Carrol. Con loro entriamo simbolicamente nel dominio dell’inconscio, nella riflessione sul mistero insondabile della vita. Analogamente la grotta, o voragine, è matrice universale e cosmica, rivelatrice di un desiderio di intimità – la rêverie du repos di Bachelard – che trova il suo culmine nel ventre materno, che in sé tutto origina e tutto accoglie.

Dalla sacralità racchiusa a quella degli spazi aperti, dove i soggetti appaiono minuscoli, inghiottiti da un’immensità che li circonda e li sovrasta. Ma che essi stessi sfidano. Il loro atteggiamento ci riporta a quel gesto – guardare in alto in cerca del divino – che coincide con il desiderio umano di elevazione e sublimazione, désir de maitriser l’Univers, perché ciò che è in alto viene naturalmente percepito come superiore. Una tensione capace di sciogliere il peso delle forze terrene ancoranti, facendoci sentire, pur momentaneamente, leggeri e soprattutto liberi.

Viaggiando per mari, terre e universi dello spirito e dell’immaginazione, attraverso mille e un racconto, giungiamo, infine, ad una breve riflessione sulla natura circolare del tempo. Nell’accomiatarci da queste immagini ci rendiamo conto di aver avuto una parte nella rappresentazione e di aver sostato anche noi, per un attimo, in “quell’eternità che”, scriveva Plotino, “il tempo imita volgendosi intorno all’anima, sempre disertore di un passato, sempre anelante a un avvenire”.

….

Sorelle

Eva Krampen Kosloski

Mia madre Paola e mia zia Lorenza sono sorelle gemelle. Ho voluto conoscere meglio la storia della loro vita e visitare i luoghi dove avevano trascorso l’infanzia e l’adolescenza .

Orfane di madre, morta durante il parto, furono adottate dagli zii Nina e Robert Einstein, il cugino di Albert Einstein.

Le gemelle hanno abitato con Nina, Robert e le loro due figlie Luce e Ciccì (Annamaria) a Montemalbe, vicino a Perugia e dopo alla villa del Focardo vicino a Firenze.

Per incoraggiare il loro talento artistico, gli zii diedero alle sorelle una piccola stanza vicino alla villa, dove potevano esprimersi liberamente. Dopo più di settanta anni alcune delle pitture murali realizzate dalle bambine quando avevano dodici anni, sono ancora visibili.

Verso la metà di luglio del ’44 alcuni soldati del reparto Göring vennero a cercare Robert presso la

sua abitazione. Essendo ebreo, per sfuggire alla persecuzione, lasciò il Focardo per nascondersi nei boschi.

I soldati tornarono il 3 agosto e rinchiusero le donne in una stanza della villa. Nina, Ciccì e Luce, che portavano il cognome Einstein, furono separate dal gruppo. Dopo un processo farsa, furono accusate di essere spie degli alleati e fucilate. I soldati cacciarono via le gemelle e altri parenti, incendiarono la villa e partirono. Di loro si persero per sempre le tracce, non furono mai identificati né condannati.

Robert a causa di quel terribile evento si tolse la vita.

Dopo la guerra, le gemelle si sono dedicate alla pittura, al cinema, alla scrittura e alla psicologia. Il dolore per la perdita della sua famiglia adottiva portò Lorenza a scrivere il libro “il Cielo Cade” in cui ricorda la sua infanzia con gli Einstein (L. Mazzetti, premio per la letteratura, Viareggio 1962).

Paola e Lorenza vivono insieme a Roma. All’età di novantadue anni continuano a dipingere e scrivere.

Le foto sono state scattate durante alcune passeggiate nelle tenute di Montemalbe e del Focardo, in quei luoghi dove, dopo l’uccisione dei loro parenti, le gemelle non erano mai più tornate.

 

 

BIOGRAFIA

Eva Krampen Kosloski è nata a Roma nel 1956. Si è laureata all’Istituto Universitario Orientale (Napoli) in Arte Indiana e Tibetana e si è specializzata in Arte Terapia presso l’Art Therapy Italiana e il Goldsmith College. Ha vissuto a Rio de Janeiro dall’1987 al 2000, dove ha lavorato come Art Therapist in cliniche e ospedali psichiatrici. Ha studiato arte presso la Scuola di Arti Visive del Parque Lage (Rio de Janeiro) e fotografia presso Officine Fotografiche (Roma). Ha partecipato ha mostre sia come pittrice che fotografa. Nel 2014 ha vinto il 1° premio per il miglior portfolio al Festival di fotografia Fotoleggendo (Roma), con il progetto “Diario di Famiglia” che è stato esposto al Portfolio-Italia (Bibbiena) nel 2014 e nel 2015 a Fotoleggendo. Ha continuato il progetto sulla sua famiglia realizzando altre mostre a Bari e Firenze. Nel 2017 è stata invitata ad esporre a Ulm (Germania) nella città di nascita di Albert Einstein, presso l’Einstein Haus.

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