Una fotocamera tutta per se’: la mostra fotografica

Una fotocamera tutta per se’  il collettivo femminile del CsfAdams

La prima mostra fotografica: con le fotografie di Gaia Adducchio, Silvia Agostini, Laura Bianchi, Federica Di Benedetto, Marina Giuri, Danila Labia

 

 

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Come molte donne della mia età, la mia giornata tipo si divide fra il lavoro e la cura della mia famiglia. Cerco di essere una buona madre, presente e attenta, e contemporaneamente di perseguire le mie aspirazioni. Scrivo e dirigo per il cinema ed il teatro, sto portando avanti progetti fotografici di più ampio respiro che mi hanno dato importanti soddisfazioni come il mio debutto internazionale al Prague Photo 2016 o la menzione speciale alla Prima Biennale di Arte Contemporanea di Perugia nell’Ottobre 2016.

Le foto qui rappresentate sono il risultato del mio primissimo progetto fotografico, una piccola serie sul tema della paternità, che all’epoca vinse una menzione speciale all’interno del concorso “Gioco di Specchi – L’uno e il suo contrario” presso Cascina Farsetti Art 2014. Vi sono molto affezionata perché rappresentano il mio primo, timido passo nel mondo tanto amato della fotografia.

Come madre ho imparato quanto sia importante il rapporto affettivo che i piccoli gesti di cura quotidiana (dal cambio del pannolino, alla pappa, al bagnetto appunto) portano ad avere con i propri figli. Rapporto che sono convinta gli uomini dovrebbero fare attenzione a non precludersi in nome del lavoro e della fatica che questi gesti implicano.

Mi piaceva quindi raccontare con foto intime, ma al contempo leggere e spiritose, una “nuova” generazione di genitori per i quali è importante non lasciare in maniera esclusiva alla madre il delicato compito della cura e dell’affettività.

I protagonisti di questi scatti sono mio marito e la mia primogenita

Gaia Adducchio

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Sono legata al Centro Sperimentale in maniera “bipolare”: il Centro Sperimentale di Cinematografia dove si manifesta da 16 anni il dovere lavorativo e il Centro Sperimentale di Fotografia Adams dove si manifesta da 16 anni il piacere della mia passione.

Mi barcameno tra queste due realtà cercando di non trascurare gli affetti familiari che comprendono una madre vedova, un fratellino di 33 anni, una figlia adolescente e una nipote appena arrivata e di risolvere gli imprevisti quotidiani.

Ma… nella frenesia delle giornate ho un valido e fedele alleato: il mio scooter!

Mi aiuta non solo a svicolare nella metropoli romana, ma mi supporta anche nei miei folli slanci creativi.

Il tragitto casa – ufficio è sempre stato fonte di infiniti stimoli visivi e di innumerevoli immagini che avrei voluto fissare con un click.

Per questo ho trovato un escamotage per ottimizzare il tempo impiegato in sella al motorino, coniugando così lavoro e passione.

Ho montato sul fedele destriero un braccio flessibile sul quale è stata fissata una fotocamera compatta con l’obiettivo puntato in direzione dello specchietto retrovisore.

E così quei transiti quotidiani, quei gesti ripetitivi attraverso scatti apparentemente casuali, mi hanno permesso di cogliere la coesistenza su di un’unica superficie del passato e del presente, mentre il mio sguardo si apprestava a transitare nel futuro.

Le foto vogliono essere una ricerca della spontaneità e della casualità nella mia fotografia, cercando così di documentare il rapporto che intercorre tra esseri umani e città nella cui relazione far parte attivamente e non esclusivamente come osservatore passivo.

 

                                                                                                                                       Silvia Agostini

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La fotografia è una parte di me. E’ entrata nella mia vita molti anni fa, quando guardavo mio nonno fotografare fiori, persone e paesaggi; lui me l’ha fatta scoprire, mia madre me l’ha fatta amare facendomi vedere come si può ricordare un luogo, una persona attraverso uno scatto che ce la riporta immediatamente vicina.

La curiosità, che è una mia caratteristica, mi ha dato lo stimolo per desiderare di conoscere più a fondo quello che mi circonda, attraverso uno strumento che mi consente di usare l’immagine in un duplice modo: fermandola, fissando un momento preciso ma anche creando qualcosa di nuovo perché da ciò che riesco a “fermare” scaturisce una nuova idea, ed il “punto” si fa “percorso”. La strada diventa viaggio.

Non è casuale che la parola obiettivo abbia due significati: un mezzo ed un fine.

Proprio per questo motivo l’esperienza di guardare attraverso la mia macchina fotografica mi sta facendo crescere, offrendomi innumerevoli occasioni da cogliere giorno per giorno e questo perché la vivo come un’arte che coinvolge la cosa più bella del mondo: le persone e tutto quello che interagisce con esse.

Lavorare al CsfAdams mi ha permesso di conoscere persone speciali e confrontarmi con chi condivide questa passione, chi lo fa per hobby e chi la studia e la vive ogni giorno.

Le mie giornate sono piene di impegni ma riesco a ritagliarmi sempre un momento per questo mio rifugio, che diventa sogno.

Queste fotografie ritraggono il Circo Bipolar durante lo spettacolo “Ni avec toi, ni sans toi”.

Seguendo le prove mi domandavo come avrei potuto interagire con chi stava sul palco, come fotografare uno spettacolo e, nel tentativo di creare qualcosa di cui contemporaneamente ero spettatrice, ho cercato un punto d’incontro tra me e loro.

La fotografia del teatro è immagine dell’immagine e tra le luci soffuse e l’atmosfera che solo un teatro può offrire, sono nate le foto di Costanza e Shay.

 

 

                                                                                                Laura Bianchi

 

io

Mi chiamo Federica e ho ventinove anni. Da quando ho deciso di lasciare la facoltà di medicina, circa quattro anni fa, la mia vita, prima scandita dallo studio e dal tirocinio in ospedale, è cambiata totalmente. Ogni mia giornata è diversa dalle altre. Faccio la fotografa, sono una babysitter, do ripetizioni, insegno chitarra classica a una bimba di sei anni, faccio l’attrice, sono una figlia di due meravigliose persone che a fatica sono riuscite ad accettare la mia piccola rivoluzione di vita e sono la sorella di uno studioso di cinema. Amo la fotografia da nove anni, l’ho scoperta per caso durante un viaggio fatto da sola a Venezia, da allora non me ne sono più separata. Partendo dalla mia esperienza, nel tempo ho realizzato diversi progetti.

Il progetto “Ritratti senza volto” nasce da una mia convinzione: le mani non mentono. L’ho scoperto da sola e grazie alla recitazione. Le mani dicono sempre tutto. Ognuno ha un rapporto particolare con loro: c’è chi le nasconde, chi gesticola, chi le tiene ferme, chi si mangia le unghie, chi tocca ogni cosa. Esiste però una certezza: le mani dicono sempre la verità e, forse, è proprio per questo motivo che quando nel sogno ci guardiamo le mani, ci svegliamo all’improvviso.

Tramite questo lavoro ho cercato di rappresentare le figure femminili della mia vita fotografando le loro mani. Non ci sono volti né oggetti, le uniche protagoniste sono le mani, con tutta la verità che, in quanto mani, portano con sé. Ho scelto per ciascuna donna, o gruppo di donne, una posa specifica che, a mio parere, le rappresentasse.

Vi ringrazio per esservi messe in gioco, meravigliose coppie di mani di:

Claudia, Gemma, Gioia, Ilaria, Larissa, Livia, Mariasole, Nadia, Noemi, Paola, Rachele, Rosa, Rosanna, Sara, Serena, Stella e mamma.

Ringrazio Francesco, mio fratello, per avermi fatto vedere “Dillinger è morto” di Marco Ferreri (in particolare per il gioco mimico della mani nude realizzato da Maria Perego), fonte di ispirazione senza la quale probabilmente non avrei concepito l’idea.

 

Federica Di Benedetto

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Laureata in Storia dell’Arte e guida turistica, insegno alle scuole superiori e sto portando a termine il mio progetto di Dottorato che mi sta facendo fare le ore piccole, regalandomi, da qualche mese, delle fantastiche occhiaie! Mi divido tra Roma e Segni, un paese di montagna, poco più a sud della capitale, dove, appena ho un minuto libero, mi piace percorrere le strette strade in salita in cerca di ispirazione per uno scatto.

Il progetto fotografico su mia nonna prende l’avvio dall’idea di un libro che probabilmente non vedrà mai la luce, una sorta di racconto attorno al fuoco che le passate generazioni si tramandavano di famiglia in famiglia, la sera quando non c’era il chiasso delle televisioni: le loro storie e quelle delle loro madri e dei loro padri, la quotidianità dei campi e la condivisione dei ricordi, le filastrocche e le storie per spaventare i bambini. Mia nonna prende in mano una fotografia di quando era giovane e il fluire delle parole diventa la storia delle vacche portate al pascolo, dei biscotti all’anice cotti nei giorni di festa, delle merende fatte con pane e cipolla e la storia di un amore, quello per mio nonno, nato con la complicità di un incontro fortuito e di una bicicletta con una ruota foratasi lungo la via…

 

Marina Giuri

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6:30 suona la sveglia… mi alzo e già penso a come organizzare la giornata… la bambina prima di tutto… il compagno… il cane… la casa… la spesa… il lavoro.. la famiglia… si corre… noi donne siamo sempre in movimento… non ci fermiamo mai.. percorriamo tanti Km, non solo fisici ma anche mentali… ogni giorno…

Ho 41 anni e sono mamma, compagna, donna di casa, ho un lavoro… ma sono anche una Donna… una donna che cerca di conciliare la vita di tutti i giorni con il desiderio di non rinunciare ad avere un proprio IO… un IO che vuole dedicarsi ad una passione… la passione per la fotografia.. ciò di cui ho bisogno per liberare me stessa… uno spazio dove posso estraniarmi dal quotidiano e vivere i miei desideri più intimi…

Con difficoltà cerco di ritagliare qualcosa per me… la fotografia è per me un “ritaglio” indispensabile…

“Non troverai mai il tempo per fare una cosa che vuoi fare: se hai bisogno di tempo lo devi creare…” (Cit.Charles Buxton)

Ecco… ho un solo bisogno… creare il tempo che consente di vivere i miei sogni… i miei desideri… la fotografia…

 

                                                                                                Danila Labia

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