Seminario: il rapporto con il modello

La fotografia di ritratto e di nudo  è un’interazione tra chi scatta e chi posa! Per creare questa relazione  bisogna costruire un rapporto di fiducia e reciproca disponibilità, a volte addirittura si può platonicamente essere amanti ma mai amici. Solo allora riuscirai a fare le fotografie che hai sempre immaginato. (Luisa Briganti)

IL RAPPORTO CON IL MODELLO

a cura di

Luisa Briganti (fotografa) e Veronica Baleani (modella)

con la partecipazione straordianaria di David Renka

MARTEDI 21 giugno  ORE 20.30

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Io e David Renka (lo sculture cha abita a due passi dal CsfAdams), da anni ci scambiamo modelli e commenti su di essi. Nelle nostre consuete sedute “d’arte terapia”, abbiamo sempre pensato che per ottenere il meglio dai nostri soggetti umani dovevamo prima   provare a   metterci nei loro “panni”.  David ha spesso posato per i nostri allievi dei corsi di ritratto e io  ho posato per i miei amici fotografi  e qualche volta anche per i nostri allievi.  Sappiamo quindi cosa si prova a stare dall’altra parte, sappiamo quindi come vorremmo essere trattati al loro posto.

Delle nostre “sedute di arte terapia” questa è un pezzo della mail che David  mi ha mandato qualche giorno fa.

Mo’ Come Faccio?

 

   Una sera mentre assistevo ad una lezione sul ritratto ho notato che uno degli studenti era ovviamente a disagio.  Parlandone insieme mi ha confessato che fra poco toccava a lui di scattare e non sapeva come regolarsi, che aveva paura di disturbare il modello!  Gli ho spiegato che il modello stava li proprio per essere “disturbato”, era pagato per questo, e bastava usarlo quella stessa cortesia che avrebbe usato in qualsiasi altra situazione.

   Quest’episodio mi ha fatto riflettere e mi sono accorto che in una scuola d’arte si parla delle proporzioni del modello, della sua anatomia, di come illuminarlo e delle varie tecniche per disegnarlo o fotografarlo ma quasi mai di come organizzare una seduta con lui.  Spesso lo studente prende la presenza di un modello per scontato.  Finché segue un corso non è un problema, spetta a qualcun’altro trovarne uno e gestire la seduta ma quando finisce il corso e vuole continuare a lavorare per conto proprio può scoprire che non sa esattamente come si fa.  Approfittando della mia esperienza sia come modello che come artista che lavora con modelli vorrei offrire qualche suggerimento.

   Un modello è un essere umano ma è anche un tuo attrezzo di lavoro e tu hai sia il diritto che la necessità di sapere in che condizione sta, perciò è lecito chiedere ad un eventuale modello se ha tatuaggi, piercings, cicatrici, due teste, o qualsiasi altra cosa fuori dalla “norma”.  E’ tragico scoprire solo all’inizio di una seduta che il tuo modello ha la Cappella Sistina tatuata su tutto il suo corpo.  Puoi anche chiedere altezza, peso, misure, lunghezza dei capelli, ecc; domande che magari in altre occasioni sarebbero piuttosto impertinenti!

Barrafaeli

   Ai modelli, specialmente nudi, non piacciono le sorprese e nessun modello vuole arrivare e scoprire che il tema della seduta sarà bondage, sado-masochismo, sex toys, o cose simili.  Progetti strani vanno discussi e concordati prima, ma non solo dieci minuti prima dell’inizio della seduta.  Meglio qualche giorno prima dando così la possibilità all’eventuale modello di pensare con calma e decidere liberamente.

   Una prima seduta con una persona nuova può essere problematica, due persone ognuna che deve cercare di capire l’altra.  Nel caso di un modello nudo tieni presente che lui è nudo nel tuo spazio e si senterà in una posizione psicologicamente “debole” perciò è ovvio che sarà guardingo.  Spetta a te metterlo a suo agio.   Un mio amico fotografo, ancora nell’epoca della fotografia analogica, sapeva che le prime foto erano quasi sempre da buttar via perciò lui fingeva di caricare la sua macchina e faceva ventiquattro o trentasei “scatti” del soggetto.  Avendo allora fatto mente locale ed essendo più calmo, lui caricava per davvero la macchina e proseguiva con la seduta.

   Anche se stai fotografando un tuo parente o il tuo per ora miglior amico, se pensi che potresti mai voler vendere o pubblicare queste foto è sempre meglio far firmare un liberatorio.  In una seduta fatta in amicizia non sembra il caso e spesso gli amici/modelli dicono che non importa, chi se ne frega, di lasciar perdere.  Ma sarebbe triste non poter partecipare ad una mostra o non vedere una tua foto stampata in un libro solo perché non puoi fornire al curatore o all’editore un liberatorio firmato dal soggetto.  E sarebbe ancora peggio dover pagare i danni perché hai venduta senza il suo permesso quella foto così carina che avevi fatto anni fa della tua allora fidanzata.

   Se per uno scatto fotografico la posa è particolarmente faticosa da sostenere non bloccarci da subito il modello nella posizione e farlo stare mentre decidi l’illuminazione, lo sfondo ed altro perché quando finalmente arrivi a fare la foto il poveraccio sarà talmente affaticato che il suo sguardo sarà tutt’altro che bello.  Trovi una variante della posa sufficientemente simile da permetterti di sistemare tutto quanto ma abbastanza facile da tenere in maniera che il modello non si sciupa nel frattempo.  Poi, quando sei contento dell’insieme, chiedi al modello di prendere la posa desiderata.

   Nel caso di un nuovo modello è utile farlo vedere qualche esempio del tuo lavoro.  Così vede che sei un artista “vero” e si rilassa un po’ sapendo di trovarsi con una persona seria.  Avrà anche un’idea più precisa di cosa deve fare.  Dopo la seduta, quando è possibile sarebbe gentile mandare delle foto alla persona che ha posato.  E’ anche una maniera di far girare il tuo lavoro perché sai benissimo che quella persona farà vedere le foto ai suoi amici. 

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   Di solito le persone posano per i soldi ma ciò non vuol dire che non ci tengono tanto a lavorare bene.  Se vuoi lavorare con modelli,  umani almeno, devi saper essere un po’ animatore un po’ trascinatore.  I modelli vanno incoraggiati, perciò ogni tanto durante una seduta dovresti complimentarti con il modello per il suo operato.  Una seduta è come un incontro amoroso e ci saranno quei giorni in cui non va.  Magari non hai le idee chiare o scopri che quell’idea che in teoria sembrava così bella, in pratica non funziona affatto e rimani spiazzato.  I modelli sono bravi a leggere il linguaggio del corpo degli artisti.   Nell’accorgersi che tu non sei contento un modello, specialmente se ha poco esperienza, potrebbe  preoccuparsi, pensando che è colpa sua e che non è bravo, e dopo un po’ ci saranno due persone agitate e infelici nella stanza.  Se per davvero non è colpa del modello sarebbe opportuno spiegarglielo.

   Un modello può essere un collaboratore entusiasta o poco più di un manichino.  Non è solo una questione di come tratti il modello ma anche dell’atteggiamento che hai verso il tuo lavoro.  Se dai l’impressione che il progetto non ti importa più di tanto certamente il modello non si impegnerà molto.  E perché dovrebbe?  Ricordi che nessun modello, neanche il più bravo, è in grado di leggere i pensieri.  Tocca a te spiegarti, farlo provare, e poi spiegati di nuovo se necessario, sempre con gentilezza ma senza paura di “disturbarlo”.
David

 

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