Lo scatto del partigiano addio a Ando Gilardi

Addio Ando, addio impareggiabile maestro, addio compagno di tante riflessioni. Addio.

Lo staff del Centro Sperimentale di Fotografia.

Lo scatto del partigiano addio a Ando Gilardi

Maestro e «agitatore» teorico. Documentò i processi ai nazi-fascisti e il sud insieme a De Martino, con i suoi braccianti e maghi. Partigiano poi fotografo e giornalista, figura di spicco dell’etnografia.

ARIANNA DI GENOVA  07.03.2012 dal Manifesto

La prima foto l’ha scattata a sua cugina mentre sedeva a ciondoloni sul ramo di un melo. Poi, la fotografia è diventata la sua «magnifica ossessione» e lui l’ha vissuta da reporter sul campo ma anche da teorico e storico «anomalo» (giornalista pure), affrontando l’immagine nella sua declinazione antropologica, mai deterministica, sempre rivelatoria. Ando Gilardi, lunga barba bianca, una consuetudine a un dialogo imperniato su uno stile diretto (e spesso provocatorio) è morto a 91 anni nella sua casa di Ponzone, in provincia di Alessandria.
La notizia della sua scomparsa è stata diramata dalla Fototeca Storica Nazionale di Milano, che fondò nel 1962 insieme alla moglie Luciana Barbarino collezionando immagini «orfane», anonimi ritratti, piccole e grandi cronache quotidiane. Dobbiamo a lui, a quel «fotografo scalzo», che si fingeva quasi un barbone per non allarmare le persone, gli album etnografici del sud d’Italia: Gilardi faceva le sue spedizioni insieme a Ernesto De Martino e ha sempre raccontato che quel Mezzogiorno conosciuto nel corso di molti viaggi era sì un territorio disseminato di povertà, ma anche di affascinanti culture nate proprio da un humus sobrio e poco generoso, fiorite insomma da quella «mancanza» scontata per millenni. Maghi, braccianti, musicisti, operai appartenevano tutti allo stesso proletariato. «Ho documentato l’estinzione di quel mondo», ripeteva orgogliosamente dichiarando il suo amore incondizionato per il sud.
Nato nel 1921, partigiano durante la guerra, Ando Gilardi nel 1945 venne incaricato da una commissione inter-alleata di raccogliere testimonianze per le istruttorie dei processi ai criminali nazifascisti. Poi, negli anni Cinquanta lavorò nel settore della riproduzione delle opere d’arte e cartografò il sud per la Cgil di Di Vittorio, insieme ad antropologi come De Martino e etnomusicologi come Diego Carpitella. Infaticabile sperimentatore, è stato il responsabile tecnico di Popular Photography Italiana e il co-fondatore di Photo 13, rivista cult degli anni Settanta. È stato autore di importanti libri sulla storia sociale della fotografia, fra cui l’indimenticabile Wanted, edito nel 1978 da Feltrinelli e poi riproposto da Bruno Mondadori nel 2003. Analizzava qui i ritratti segnaletici di criminali, pazienti psichiatrici, vittime di Auschwitz, prigionieri politici, tutti quei volti anonimi (qualcuno più famoso) rimasti imprigionati in una fototessera che li ha congelati per sempre, non come individui, ma in quanto «fatti viventi». Così il volume si apriva con una dedica scanzonata ai «manigoldi con la camera oscura», ai protofotografi della polizia ma anche alle puttane, ai ladri matricolati, ai pregiudicati di varia qualità, agli anarchici e a coloro che «di faccia e di profilo posarono davanti al più fantastico strumento di omologazione dell’uomo, le macchine fotografiche della polizia». E a dimostrazione dell’apertura mentale di Gilardi, l’omaggio includeva anche Andy Warhol, l’artista che «intuì il valore della giudiziaria».
Gilardi considerava la fotografia un soggetto mutante, cambiamenti epocali, un sistema non chiuso, permeabile a qualsiasi rovescio della storia o sogno tecnologico. A chi negli ultimi anni gli chiedeva della crisi della professione del reporter rispondeva senza drammi che le agenzie non avevano più il controllo delle immagini. Grazie a internet e ai cellulari ognuno – anche un bambino di otto anni, diceva – può documentare brani di realtà per poi spedirli in quell’archivio immateriale che è la rete, condividendoli con chiunque, oppure venderli ai giornali per via diretta. Un’evaporazione delle gerarchie che Gilardi non temeva affatto, ma anzi salutava con simpatia.

BIBLIOGRAFIA

Il colore nella fotografia

La fotografia dalle origini… alla fotoincisione

Fotografia macchina per insegnare

La fotografia nell’epoca della sua riproducibilità artistica (in Il Miracolo di San Samuele. Ipotesi per     un museo immaginario)

Il Risorgimento italiano nella documentazione fotografica

Sillabario fotografico per la prima elementare

Storia della fotografia pornografica

Storia sociale della fotografia

Wanted! Storia, tecnica ed estetica della fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria

Meglio ladro che fotografo. Tutto quello che dovreste sapere sulla fotografia ma preferirete non aver mai saputo

Lo specchio della memoria. Fotografia Spontanea dalla Shoah a You Tube

 

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